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Per quanto riguarda la storia della presenza serba a Trieste,
raccomandiamo uno splendido libro di Marija Mitrovic,
intitolato appunto "Cultura serba a Trieste".
Potete trovarlo qui
e leggere la recensione del "Piccolo" di Trieste qui
Si tratta di un libro che sfugge la tentazione del solito elenco di nomi e fatti
e si inoltra invece nel racconto di vere storie dell’integrazione, dei commerci,
della circolazione delle idee a opera di una delle comunità più importanti del tessuto multietnico di Trieste.



Luoghi di culto

La Chiesa di rito serbo – ortodosso, nota anche con il nome di chiesa degli S'ciavoni, è consacrata a S. Spiridione Taumaturgo. Essa sorge sulle fondamenta di una chiesa ortodossa preesistente, che, nel ‘700, veniva utilizzata sia dalla comunità greca che da quella serba. Vuoi per alcuni contrasti tra le due comunità, vuoi per l’accresciuto numero dei fedeli, l’odierno edificio fu realizzato su progetto del milanese Carlo Maciacchini, tra il 1861 e il 1868, su commissione della sola comunità serbo ortodossa.
Oggi può accogliere fino a 1600 persone.
Il tempio, nella tradizione orientale, presenta una pianta a croce greca sormontata da cinque cupole dal caratteristico colore azzurro. La pietra di costruzione è, in buona parte, di provenienza locale, eccetto le colonne in marmo di Verona ed i cornicioni in marmo di Toscana.
L’interno presenta affreschi e pitture di pregio ma, ciò che domina su tutto, è l’iconostasi in legno massiccio, riccamente ornata da intagli, che divide il presbiterio dal resto della chiesa. Le quattro icone, raffiguranti la Madonna, Gesù, S. Spiridione e L’Annunciazione, realizzate a Mosca all’inizio dell’800, sono ricoperte di oro e argento.
Di particolare interesse il grande candelabro d’argento donato, in occasione di una visita a Trieste nel 1782, dal futuro zar Paolo I.